Buongiorno, amici lettori! Come è andata la vostra estate?
Pronti o no per il rientro e per il ritorno alla routine, oggi voglio portarvi con me alla scoperta di una giovanissima autrice attraverso un'intervista e grazie alle sue parole.
Vi consiglio tantissimo di arrivare fino alla fine, non ve ne pentirete! Sofia parla col cuore e di cose che potrebbero esservi molto vicine. Ma ora basta spoiler...
💫 Parola all'autore! 💫
Mi chiamo Sofia Marano, ho vent’anni e sono l’autrice di Battiti Ribelli. Nella vita di tutti i giorni sono una ragazza che studia, che vive la sua quotidianità e che ha imparato, col tempo, a fare i conti con la propria sensibilità.
Per anni mi sono portata addosso la sensazione di essere “sbagliata” o “troppo”: troppo intensa, con un carattere forse troppo forte o difficile da gestire. Fin dalle medie ho fatto i conti con le prime delusioni e con una dinamica che mi ha fatto soffrire tantissimo: vedevo che le persone a cui mi legavo, a poco a poco, sembravano stancarsi di me, allontanandosi senza una spiegazione fino a farmi sentire totalmente sostituibile. Ricordo in modo nitido un episodio al liceo, quando un’amica a me carissima iniziò a evitarmi dal nulla. Mentre lei si era rifatta una vita con altri compagni, io passavo intere mattinate sui banchi divorata dalle paranoie, a chiedermi cosa avessi di difettoso per meritare quel silenzio. Un giorno, durante una pausa, la mia professoressa preferita notò il mio isolamento e mi chiese semplicemente come stessi. Lì sono crollata: è uscito tutto il vuoto, il dolore e la rabbia che avevo tenuto chiusi a chiave dentro di me per mesi.
Da quel momento, per proteggermi, ho iniziato a sopprimere ogni reazione: mi sforzavo di apparire controllata, calma, quasi indifferente, solo per evitare che parlassero alle mie spalle o che trovassero un pretesto per escludermi di nuovo. La scrittura per me è nata esattamente come una ribellione a quella gabbia: quando scrivo, butto giù ogni maschera e torno a essere me stessa, senza più la paura di mostrare quanto sento forte.La scrittura per me è stata prima di tutto una terapia di sopravvivenza. Fin da bambina riempivo i diari di getto, ma col tempo quei quaderni erano diventati un archivio blindato: l’unico posto al mondo in cui non dovevo giustificare il mio carattere o scusarmi per quello che provavo.
La svolta curiosa, quella che ha fatto saltare la serratura, è arrivata in un modo del tutto inaspettato. Qualche anno fa, mentre riordinavo una vecchia libreria polverosa a casa, mi è capitato tra le mani una vecchia agenda dove ero solita scriverci delle frasi motivazionali , ormai dimenticato nel tempo. Sfogliandolo, ho scoperto che nelle ultime pagine c’era annotata una frase a matita: «A volte si tace così a lungo che ci si dimentica il suono della propria voce». È stato un colpo allo stomaco. Ho realizzato all’improvviso quanto fosse assurdo e doloroso aver passato anni a silenziarmi, a tenere tutto dentro solo per paura di disturbare o di essere giudicata. Quel pensiero scritto mi ha fatto sentire incredibilmente capita, mi sono detta che le parole non potevano più restare prigioniere dei miei cassetti, che dovevo ritrovare il suono della mia voce e creare storie capaci di rompere quel silenzio anche per gli altri.
Fisicamente, quando scrivo una scena carica di emotività, è come se mi isolassi completamente dal resto del mondo. Il respiro si allinea a quello dei personaggi, le dita vanno veloci quasi a voler star dietro ai battiti cardiaci e dimentico qualsiasi cosa ci sia intorno. È un processo che a volte mi svuota, perché mi costringe a riaprire vecchie ferite e a guardare in faccia quel senso di abbandono che ho provato in passato, ma quando la scena è conclusa lascia una sensazione di pace indescrivibile. È come se ogni parola scritta togliesse un sasso dal petto.
I miei primissimi tentativi di scrittura strutturata sono nati proprio tra quei banchi di scuola dove mi sentivo così spesso fuori posto. Durante le pause o nei momenti morti delle lezioni, invece di rimuginare sulle mie insicurezze, iniziavo a inventare storie, a costruire brevi racconti e a delineare personaggi che prendevano spunto dai dettagli delle persone che avevo attorno: uno sguardo distratto, un silenzio prolungato, le fragilità che chiunque cerca di nascondere dietro una facciata sicura.In quelle prime prove, però, c’era ancora tanta esitazione: cercavo di proteggermi, usavo trame più convenzionali o cercavo di imitare generi precisi perché temevo che, mettendoci troppo del mio vissuto, sarei risultata di nuovo troppo esposta o vulnerabile. La vera maturazione è avvenuta quando ho smesso di usare la penna come un semplice esercizio di fantasia e ho iniziato a usarla come uno strumento di verità: ho capito che una storia funziona davvero solo quando hai il coraggio di infilarci dentro le tue paure reali, senza preoccuparti di sembrare fragile o imperfetta.
È nata così Neo-Tokyo, una città blindata sotto una cupola trasparente dove provare sentimenti è vietato dalla legge e dove la popolazione è controllata tramite un Anello Emotivo e la rete Vox Humana. Lì sotto, Amy e Sion decidono di essere l’anomalia: scelgono di sentire, di rischiare, di nascondersi nei cunicoli sotterranei pur di non farsi anestetizzare dal sistema. Il loro percorso dimostra che fidarsi di qualcuno e mostrare le proprie ferite in un mondo che ti vuole impassibile non è ingenuità, ma la forma di coraggio più rivoluzionaria che esista.
Consiglio questo libro a chiunque si sia sentito dire di essere “troppo sensibile” o a chi, almeno una volta nella vita, ha dovuto fingere di stare bene per paura di essere rimpiazzato o giudicato. Battiti Ribelli vuole ricordare che non serve spegnere il cuore per smettere di soffrire: il dolore fa parte del percorso, ma è anche ciò che ci permette di amare davvero e di ritrovare noi stessi. Avere un cuore che batte fuori tempo rispetto alle aspettative degli altri non significa essere rotti; significa solo essere vivi.
Le persone sensibili sentono il doppio, sentono più forte, sentono più a fondo. E per questo, a volte, crollano, ma quando si rialzano hanno una luce che gli altri possono solo sognare.- Charles Bukowski
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Ringrazio tantissimo Sofia per aver condiviso una parte di sé con me e con tutti coloro che leggeranno questo angolino.
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