Mi chiamo Sara Braghin e sono una fervida sognatrice. Ho sempre amato chiudere gli occhi e fantasticare su trame alternative di questa vita così bidimensionale. O forse è più corretto dire che ho sempre amato salire su quel famoso treno chiamato immaginazione e viaggiare fino a dimenticarmi il punto di partenza.
Le mie storie cominciano dai personaggi. Io non riesco a raccontarle se prima non faccio amicizia con loro. Dobbiamo andare d’accordo, nel senso che io ascolto prendendo appunti e loro devono parlarmi senza remore, senza aver paura di essere giudicati.
Diretta e cruda, così definiscono la mia scrittura, scomoda, irriverente, perché i miei personaggi sono i primi a esserlo dicendo le cose esattamente come stanno: accartocciate e gettate a terra, là, dove chiunque può calpestarle.
Quello di cui ho bisogno è sapere che sono umani. Vigliacchi, egoisti, depressi, ipocriti, schiavi delle dipendenze, malvoluti, squattrinati, eppure con un cuore grande così. Ognuno di loro ha un obiettivo, opinabile o meno, che lo fa agire e scegliere, che non viene mai perso di vista dall’inizio alla fine, scatenando coerenza nell’instabilità più cieca. Sono un ossimoro: di vizi e altruismo, di violenza e amicizia, di rancore e perdono.
La scrittura per me, a ogni modo, non è solamente un’evasione o un rifugio di idee. È un tramite che ho sempre sperato di usare con le persone. Vengo a conoscenza di un’emozione e voglio provare a romanzarla per donarla sotto altre spoglie a qualcun altro. Voglio scuotere e inorridire, voglio intrigare fino a incastrare il lettore nella mia stessa rete di speranza lasciandolo con il fiato sospeso. E non so improvvisare. Ho molteplici appunti e pensieri alle spalle quando decido di tirare fuori qualcosa; ciò che invece riesco a buttare giù di getto devo rivederlo molte volte, devo prendermi il tempo per valutare la coerenza, per scegliere l’impatto giusto, per ascoltarne la musicalità.
Non credo farei della scrittura il mio mestiere, perché sono convinta si rovinerebbe. Si rovinerebbero l’ispirazione, le mie aspettative, l’ossigeno essenziale che ho bisogno ci sia tra un’idea e l’altra. In più mi piace osservare il mondo, ricevere spunti e aneddoti, lasciarmi influenzare da esperienze altrui, catturare frasi ed emozioni.
E non credo, comunque, che rinuncerei mai alla scrittura. Per ciò che sento e che vorrei far sentire. Per chiacchierare con i miei personaggi ancora per un po’.
Per voi i personaggi sono importanti quanto per me?
Cosa vi porta ad amare più un libro rispetto ad un altro?
🔱🔱🔱
Ringrazio ancora una volta Sara per aver condiviso con me un pezzetto di sé sorseggiando insieme un virtuale te' caldo.
🔅🔆🔅


Commenti
Posta un commento